CAROSELLO

Demanio, bene comune

 "Una proposta fattibile per l'amministrazione comunale di Catanzaro"

Welfare.
"CzLido, lungomare"

Facciamo due conti:
quanto costa la realizzazione, gestione di un lido balneare comprese tasse demaniali ad un privato e quanto lo stesso se istituito e gestito da un comune?


La realizzazione e la gestione di un lido balneare medio in Italia presentano asimmetrie profonde tra un soggetto privato (società o ditta individuale) e un soggetto pubblico (un Comune che istituisce una spiaggia comunale attrezzata o "lido comunale").

Mentre un privato deve sostenere l'intero peso degli investimenti iniziali, delle tasse commerciali e del canone demaniale, un Comune beneficia di forti esenzioni fiscali e di un "gioco a somma zero" sulle concessioni, pagando però lo scotto di costi burocratici e del personale decisamente più rigidi.

- Confronto Economico Diretto: Privato vs Comune .

Ecco la sintesi numerica e operativa del confronto tra gestione privata e comunale:

Bilancio Economico in Sintesi

 

·       Investimento Iniziale (Realizzazione): Il privato spende meno (€250mila - €500mila) grazie a una maggiore flessibilità nei lavori. Il Comune spende di più (€300.000 - €600.000) a causa dei vincoli del Codice degli Appalti.

·       Costi di Gestione Annui: Il privato subisce forti costi fissi (canone demaniale fino a oltre €40k e tasse locali/centrali). Il Comune ha tasse e canoni azzerati, ma spende molto di più per il personale e la manutenzione ordinaria (+30%).

 

 Differenze Chiave

 

·       Fisco e Canone: Il privato è soggetto a tassazione ordinaria d'impresa e addizionali regionali sul demanio. Il Comune opera in regime di "autoconcesione" a tasse zero, poiché offre un servizio pubblico non commerciale.

·       Modello Operativo: Il privato punta alla massima efficienza e flessibilità oraria del personale per fare profitto. Il Comune sconta la rigidità dei contratti pubblici (straordinari, festivi, turni fissi).

·       Soluzione Ibrida: Per evitare la gestione diretta del personale, spesso i Comuni costruiscono il lido e lo affidano a cooperative tramite bando, imponendo tariffe calmierate per i cittadini in cambio di un canone ridotto.

 

ovviamente, sappiamo che le coste sono fonti di "ricchezza" per molte famiglie di imprenditori e dipendenti e per l'indotto, sappiamo pure che i costi sono diventati proibitivi per le famiglie a basso reddito, figuriamoci per chi ha perso il lavoro o non lo ha mai avuto in regola. Catanzaro e le altre grandi città calabresi, se non erro, non hanno strutture comunali che operano in tal senso. e se ...

 

Pensassimo al demanio come bene comune?

E avanzassimo una proposta per un modello di welfare costiero e inclusivo sul litorale di Catanzaro?

L’accesso al mare e alla bellezza delle coste rappresenta, per storia e per dettato costituzionale, un diritto universale. Detto ciò, tuttavia, la progressiva privatizzazione dei litorali italiani ha trasformato questa risorsa pubblica in un servizio a pagamento.

Nelle grandi città costiere della Calabria, a partire dal capoluogo Catanzaro, l’arenile si divide rigidamente in due realtà: da un lato, stabilimenti balneari privati i cui costi stagionali sono ormai proibitivi per le famiglie a basso reddito, per i disoccupati e per i lavoratori precari; dall'altro, spiagge libere spesso prive di servizi essenziali, sicurezza e accessibilità per le persone con disabilità motoria.

 In questo scenario, il mare rischia di diventare un lusso per pochi, accentuando le disuguaglianze sociali ed escludendo le fasce più vulnerabili della popolazione da un’importante occasione di benessere, socialità e svago.

La transizione normativa legata alla Direttiva Bolkestein e la necessità di riorganizzare le concessioni demaniali offrono oggi alle amministrazioni locali un’occasionale storica.

Non si tratta di penalizzare l’iniziativa privata, che resta un motore economico fondamentale per l’indotto turistico, ma di affiancarle un modello pubblico e sociale.

Questa proposta intende dimostrare come il Comune di Catanzaro possa farsi promotore di un progetto pilota: l’istituzione di un "Lido Comunale Solidale e Inclusivo" nell'area di Giovino.

Un modello capace di coniugare il welfare di prossimità, l'inserimento lavorativo di soggetti fragili e la tutela ambientale di un tratto di costa di straordinario valore.

Per evitare le storiche inefficienze e le rigidità burocratiche della gestione pubblica diretta, la strada più sostenibile è quella del partenariato pubblico-privato sociale.

Il Comune assume il ruolo di regista e finanziatore iniziale, utilizzando i Fondi Strutturali Europei o i bandi regionali dedicati alla rigenerazione urbana e al turismo accessibile.

Con queste risorse, stimate in circa duecentocinquantamila euro, l’amministrazione può acquistare strutture interamente ecocompatibili e smontabili: cabine in legno, passerelle ad alta accessibilità che arrivino fino alla battigia, sedie Job per l’ingresso in acqua di persone con ridotta mobilità e una torretta di salvataggio.

Una volta allestito, il lido non viene gestito direttamente da dipendenti comunali — i cui contratti rigidi farebbero impennare i costi operativi — ma viene affidato tramite un bando di gara riservato a cooperative sociali di Tipo B.

Il cuore pulsante del progetto risiede nella modulazione delle tariffe e dei criteri di accesso, governati da una piattaforma digitale per garantire trasparenza e dignità.

 Immaginiamo un lido di centoventi ombrelloni in cui una quota corposa, pari al quaranta per cento delle postazioni, sia riservata a titolo completamente gratuito ai nuclei familiari segnalati dai Servizi Sociali o con un ISEE minimo.

Un altro quaranta per cento, destinato e offerto a tariffe popolari e calmierate, tra i cinque e i sette euro al giorno, per tutti i residenti entro una soglia di reddito medio-bassa.

Il restante venti per cento è invece proposto a tariffe di mercato per turisti e non residenti.

Questa quota commerciale, unita ai ricavi di un piccolo chiosco-bar interno gestito a prezzi accessibili, contribuirebbe a coprire le spese vive della cooperativa, la quale beneficia inoltre dell'azzeramento dei tributi locali (IMU e TARI) e del canone demaniale, trattandosi di un servizio istituzionale senza scopo di lucro.

I benefici di una simile operazione si riflettono direttamente sul tessuto cittadino in termini di legalità e coesione sociale.

Da un lato, la cooperativa sociale è tenuta per legge ad assumere personale attingendo dalle categorie svantaggiate: giovani a rischio, disoccupati di lungo corso o donne fuoriuscite da circuiti di violenza trovano così un'occupazione stagionale regolare e formata, sottraendo manovalanza al mercato del lavoro nero o sommerso.

 Dall'altro, l'utilizzo dello SPID e di un'applicazione dedicata per la prenotazione degli spazi elimina alla radice lo stigma sociale: chi accede gratuitamente all'ombrellone siede accanto a chi paga la tariffa standard, senza alcuna distinzione visibile all'ingresso della struttura.

Dal punto di vista amministrativo, l'iter richiede passaggi precisi ma del tutto fattibili.

 Il Consiglio Comunale deve approvare una delibera di indirizzo per modificare il Piano Comunale Spiaggia, stralciando un lotto di spiaggia libera a Giovino per destinarlo a fini sociali.

 Successivamente, gli uffici del settore Politiche Sociali e Demanio redigono il capitolato di gara, inserendo come criteri premiali il numero di lavoratori locali da contrattualizzare e la qualità dell'assistenza offerta ai bagnanti con disabilità.

Si tratta di un percorso lineare che trasforma la burocrazia da ostacolo a strumento di equità distributiva.

In conclusione, realizzare un lido comunale solidale a Catanzaro non è un'utopia assistenzialista, ma una scelta di alta politica amministrativa ed economia civile.

Significa riconoscere che la bellezza del nostro mare non può essere solo una merce, ma deve tornare a essere un'infrastruttura di cittadinanza.

Restituire una porzione di costa alle famiglie che la crisi ha allontanato dalle vacanze, creando al contempo lavoro regolare e inclusivo, rappresenta il miglior modo per dimostrare che il demanio può, e deve, generare ricchezza sociale prima ancora che profitto finanziario.

 

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