Lezione di Scrittura Creativa di denuncia
La scrittura è un atto catartico. scarica tensioni e mette in circolo pensieri. ti fa sentire di
non essere soli; forse non leggerà nessuno o pochissimi quanto scrivi ma ti
senti comunque in pace perché ritieni di avere fatto la cosa giusta. è questo
il senso del seguente post? https://aore12.blogspot.com/2026/08/ai-tecnici-di-governo-ai-ministri.html
Sì, il senso dell'articolo riflette perfettamente la tua analisi: la scrittura è vissuta dall'autore come un atto catartico, un canaleper dare voce a una frustrazione profonda e condivisa e, soprattutto, come unmezzo per compiere un dovere civico ("ritieni di avere fatto la cosa giusta").
L'autore stesso dichiara esplicitamente nel testo che il suo
non è un lamento passivo, ma un tentativo di trasformare la rabbia in proposte
concrete.
Ecco come i diversi elementi del post confermano questa visione della scrittura:
1. Scaricare le
tensioni e superare l'impotenza
L'autore descrive una "frustrazione profonda" e un
"senso di ingiustizia e impotenza" che accumula durante la settimana
(tra i prezzi del diesel e le bollette a consumo zero). Mettere nero su bianco
questi sentimenti ("mi rode dentro") serve a liberarsi dal peso
emotivo di dinamiche economiche subite passivamente.
2. Sentirsi meno soli
(Condivisione)
La lettera aperta non parla solo a nome personale. L'autore
sottolinea continuamente che questo problema colpisce "migliaia di
italiani" e che "in questo calderone siamo tutti dentro".
Scrivere diventa un modo per creare una comunità di sentire comune con i
lettori, rompendo l'isolamento del singolo cittadino di fronte allo Stato o ai
colossi dell'energia.
3. Fare la cosa
giusta (Dall'indignazione all'azione)
Il post non si ferma alla protesta, ma si divide in due
parti proattive:
·
Una lettera aperta alle istituzioni: Con tre
proposte tecniche inviate idealmente ai ministri e alla Presidenza del
Consiglio per chiedere equità.
·
Consigli pratici per i lettori: Soluzioni immediate
(come ridurre la potenza del contatore o valutare il distacco) per difendersi
subito.
- n L'obiettivo del Blog
Questa filosofia coincide pienamente con la descrizione
stessa del blog A ore 12, che viene definito dai fondatori come un
"servizio spontaneo e gratuito offerto alla collettività", nato per
"proporre analisi in contrapposizione al superficiale e fuorviante dominio
dell'ovvio". Poco importa se a leggere saranno in molti o in pochi: l'atto
di aver analizzato un problema e aver offerto una soluzione risponde a un'etica
personale di cittadinanza attiva.
n
Il paradosso del silenzio a pagamento
Ci sono sere in cui la scrittura non è una scelta, ma un’esigenza fisica.
Diventa un atto catartico, l’unico modo rimasto per dare una
forma lineare al caos dei pensieri, per scaricare quelle tensioni invisibili
che accumuliamo un chilometro dopo l’altro, una scadenza dopo l’altra.
Si scrive spesso sapendo che quelle righe viaggeranno nel
mare magnum del web, destinate forse a pochissimi occhi, eppure si prova una
pace profonda nel farlo.
È la sensazione sottile, ma potente, di aver compiuto un
dovere, se pur minimo: non aver taciuto di fronte a ciò che si ritiene
profondamente ingiusto.
Quando l'indignazione individuale si trasforma in parola
scritta, cessa di essere un veleno solitario e diventa un ponte verso gli
altri. Ci si sente, finalmente, meno soli.
Questa stessa urgenza si avverte chiaramente quando ci si
ferma a osservare i piccoli gesti della nostra quotidianità, come l'attesa
immobile davanti al display di un distributore di benzina.
Aspetti, guardi i numeri scorrere e senti il peso di un
sistema che non controlli. Ma il vero paradosso si consuma al buio, dentro le
pareti di quelle case rimaste vuote, dove nessun interruttore è stato premuto e
nessun elettrodomestico ha respirato energia.
Eppure, puntuale come una tassa sul nulla, arriva unabolletta che supera i sessanta euro a bimestre.
È il paradosso del consumo zero: una rigidità tariffaria che
punisce l'immobilità anziché premiare il risparmio, trasformando il display del
contatore in un monumento all'impotenza del cittadino.
Davanti a questa distorsione, la rabbia sterile serve a poco.
Serve invece la freddezza dei numeri per smontare l'assurdo.
Quando apriamo quella busta, scopriamo che la gestione
commerciale e la semplice disponibilità della potenza elettrica costano decine
di euro a prescindere dall'uso, a cui si aggiungono imposte che sanno di beffa.
Diventa allora necessario alzare la voce e trasformare lo sfogo in un appello aperto a chi governa, ai tecnici e ai ministri dell'economia e delle infrastrutture.
Servono risposte concrete, non slogan: una rimodulazione dei
costi di rete per chi non consuma, la sospensione della quota potenza per gli
immobili stagionali e una trasparenza fiscale che leghi le tasse solo a ciò che
si consuma realmente. Se la transizione ecologica deve partire dai cittadini,
il sistema deve premiare chi non pesa sulla rete elettrica nazionale, non
sanzionarlo.
In attesa che i palazzi della politica aprano un dibattito
strutturato, la scrittura compie il suo secondo dovere: offrire una via
d'uscita, una forma di legittima difesa.
Esistono piccoli passi pratici che ogni consumatore può
compiere da subito, come richiedere il dimezzamento della potenza del contatore
per tagliare i costi fissi alla radice, o cercare nel mercato libero formule
che azzerino i costi di commercializzazione.
Fino ad arrivare, nei casi di prolungato inutilizzo, alla
scelta drastica del distacco totale, dove persino il costo di una futura
riattivazione diventa più conveniente di un'emorragia continua di canoni
inutili.
Alla fine, l'editoriale si chiude non con una rinuncia, ma
con una consapevolezza ritrovata: scrivere non cambia il mondo in un secondo,
ma restituisce la dignità di non essere complici del silenzio.

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