Ai tecnici di governo ai ministri Giorgetti e Salvini
Pagare quote fisse elevate in bolletta anche a consumo zero
è una delle principali fonti di frustrazione per i consumatori italiani,
soprattutto per le seconde case o i locali commerciali sfitti. E vedere cifre
significative in fattura senza aver premuto un solo interruttore genera un
forte senso di ingiustizia e impotenza.
"Il paradosso della bolletta a consumo zero"
Perché paghiamo se non consumiamo?
Uno sfogo che si fa lettera aperta ai tecnici del governo.
Il problema principale, per migliaia di italiani che
possiedono una seconda casa o un'utenza non abitata per motivi familiari o
lavorativi. Pur mantenendo i consumi a zero, ogni bimestre ricevono bollette
che superano i 60 euro. Questo accade a causa di una struttura tariffaria
rigida che penalizza l'immobilità e non premia il risparmio energetico.
Chi non comprende perfettamente il senso di impotenza e la rabbia che si prova davanti a quel display del distributore o aprendo la busta della bolletta?
È una frustrazione profonda, comune a migliaia di italiani che vedono il proprio budget familiare eroso da spese inevitabili e, spesso, apparentemente ingiustificate.
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Il paradosso della bolletta a consumo zero: se
la transizione parte dai cittadini, le tariffe devono essere eque-
Tra gli impegni quotidiani di noi cittadini c'è ormai un
trittico inevitabile: fare la spesa per sopperire ai bisogni primari, pagare le
bollette e fare rifornimento alla pompa. Ma una domanda continua a ronzarmi in
testa: perché pagare ciò che non si consuma?
Ho temporeggiato molto prima di fermarmi al distributore
questa settimana. In città il prezzo più basso per il diesel verde è volato a
2,059 € al litro. Purtroppo, l'auto non è un lusso, non se ne può fare a meno
per andare a lavorare o muoversi. Sia chiaro: questa non vuole essere una
lamentela sterile. Lamentarsi e basta non porta a nulla. Ma chi ha buone
orecchie per intendere, intenda.
Cara Giorgia, ti rivolgi spesso a noi dicendo che sei "una del popolo". Se è davvero così, allora comprendi le mie ragioni che sono le stesse di migliaia di italiani e, per pura necessità, devono usare la macchina e fare il pieno.
Oggi ho raggiunto il mio limite storico: la lancetta
del serbatoio urlava, stava letteralmente affogando nel rosso della riserva. Ho
tentato di ignorare il segnale, ma ho dovuto capitolare. Per non tornare a casa
a piedi o implorare passaggi, mi sono fermato al distributore. Ho tolto il dito
dalla manetta della pompa solo quando ho visto i numeri sul display
oltrepassare quota 70 euro.
Ripongo la pompa, avvito il tappo e penso: "Almeno qui, decido io davvero se e quando fare rifornimento". Anche se so benissimo che si tratta di una mera illusione.
La verità è che mi rode.
Mi rode dentro pagare bollette vuote come quella della luce. Pur non consumando un solo kilowatt, devi per forza pagare una tassa che rasenta una mazzetta legalizzata. In questo calderone siamo tutti dentro, non è solo il mio caso. Moltissimi italiani possiedono una seconda casa o gestiscono un'utenza non abitata per motivi familiari o di lavoro. Vedersi recapitare una bolletta di oltre 60 euro a bimestre solo di tasse governative e costi fissi, senza aver premuto un singolo interruttore, è un vero abuso.
A poco valgono le giustificazioni degli uffici preposti al
conteggio amministrativo e alla riscossione. Questa struttura tariffaria rigida
penalizza l'immobilità e non premia il risparmio energetico.
Imporre quote fisse elevate a consumo zero genera un profondo senso di ingiustizia. Ecco i numeri reali che i consumatori si trovano in fattura ogni due mesi:
·
Quota fissa commerciale: Circa 42,84 € a
bimestre. Serve a coprire i costi di gestione del venditore, anche se la casa è
al buio.
·
Quota potenza: Circa 11,86 €. Si paga in base ai
kW impegnati (solitamente 3 kW), anche se non viene prelevato un solo watt.
·
Imposte e accise: Circa 5,47 €. Una quota minima
applicata a determinate categorie di utenza non residente.
Detto ciò, proviamo a scrivere anche:
Una lettera aperta ai tecnici del governo, ai ministri Giorgetti e Salvini: tre proposte concrete
Sarebbe auspicabile che chi di competenza prendesse in
considerazione questi suggerimenti per porgerli ai tecnici e alla Presidenza
del Consiglio, per chiedere equità e non privilegi:
1. Rimodulazione
dei costi di rete: Ridurre drasticamente l’impatto dei costi fissi per le
utenze che registrano consumi inferiori a una soglia minima di salvaguardia.
2. Sospensione
della quota potenza: Azzerare o dimezzare il costo dei kW impegnati per gli
immobili che certificano un consumo nullo o puramente stagionale.
3. Trasparenza
fiscale ed eliminazione delle accise minime: La tassazione deve essere
strettamente proporzionale a ciò che si consuma realmente. Se la transizione
ecologica deve partire dai cittadini, le tariffe devono premiare chi non pesa
sulla rete elettrica nazionale.
In attesa che la politica discuta e trovi soluzioni
strutturali, possiamo mettere in atto alcune azioni concrete per difenderci da
queste bollette "vuote" come:
-- Ridurre la potenza impegnata: Se l'immobile è
temporaneamente inutilizzato, si può richiedere al fornitore di abbassare la
potenza del contatore da 3 kW a 1,5 kW. Questo intervento riduce immediatamente
la quota potenza in bolletta.
-- Selezionare offerte specifiche nel Mercato Libero: È
utile cercare fornitori che offrano una "Spesa per la Materia
Energia" (PCV) azzerata o fortemente scontata per il primo anno, una
soluzione ideale per alleggerire i costi fissi delle seconde case.
-- Valutare il distacco temporaneo della fornitura: Se si
prevede che l'immobile rimarrà vuoto per molto tempo, conviene richiedere la
disattivazione totale del contatore. Il costo della futura riattivazione
risulterà spesso inferiore alla somma dei canoni fissi pagati inutilmente nel
corso degli anni.


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