CAROSELLO

Oltre il Glitch

  L'Intenzionalità Tecnica nell'Opera di Mario Iannino

Nel post, l’estetica del glitch si rilevano alcune distonie ne vogliamo parlare?

   Nell’articolo si esprime un giudizio parzialmente in sintonia con la ricerca poetica di Mario Iannino. il glitch, cioè lo sbaglio , l'imprevisto della macchina non è traslato e fatto assurgere ad “opera d’arte”.

Nelle intenzioni dell'artista, non è la manipolazione concettuale di un errore a surrigare e fare assurgere a progetto artistico la ricerca. È, bensì, la commistione delle tecniche che esplicita e rende visibile il percorso e che diventa linguaggio piegato alla creatività dell'operatore.

 

Sì, parliamone. Analizzando a fondo il testo del post L'estetica del Glitch, emergono diverse distonie interne e cortocircuiti logici tra la tesi che l'autore dichiara di voler sostenere e gli argomenti o gli esempi che utilizza per dimostrarla.

Le principali contraddizioni concettuali rilevabili nel testo sono tre:

 1. La distonia del "Bisturi Chirurgico" contro il "Caos"

L'autore apre definendo il mezzo digitale per Iannino come un "bisturi concettuale" che permette di agire con "precisione chirurgica" per "smontare e ricomporre la realtà".

 

 La distonia: Subito dopo, però, descrive l'effetto visivo come un "groviglio astratto" e una "dimensione caotica".

 Il corto circuito: Se l'artista usa lo strumento con controllo e precisione millimetrica (il bisturi), il risultato non può essere il "caos fluido" o l'imprevisto della macchina. L'articolo confonde la forma finale (che simula il disordine) con il processo creativo (che è rigorosamente geometrico, intenzionale e progettato).

 


 2. L'errore tecnologico che diventa "Strategia Precisa"

Il post introduce l'estetica del glitch parlando di "linee spezzate" e "interferenze", specificando che "non sono errori" ma strumenti.

 

 La distonia: Il termine stesso “glitch” indica, per definizione nativa, un errore di sistema insolito, un picco di tensione o un'anomalia hardware imprevedibile.  

 Il corto circuito: Definire il glitch come una "strategia precisa" svuota il glitch del suo significato originario. Se l'interferenza è totalmente pianificata dall'operatore attraverso un collage digitale complesso, non siamo più nel campo del glitch (l'errore della macchina), ma in quello della citazione formale del glitch piegata alla pittura digitale.

 

 3. La feticizzazione del Watermark ("C4S.com"), non sta a difesa di qualcuno o qualcosa. Tutt'altro!

L'autore identifica nel watermark commerciale impresso in basso un dettaglio fondamentale per la critica al "post-fotografico", vedendovi il segno dell'arte classica "fagocitata dai database digitali".

 

 La distonia: Questa è forse la distonia più profonda tra l'analisi del testo e l'identità del blog.

Il blog A ore 12 si autodefinisce un baluardo contro la mercificazione, uno spazio no-profit che rifiuta sponsor, algoritmi e logiche di clickbait per difendere la memoria storica e la purezza dell'arte.

 Il corto circuito: L'articolo celebra la capacità dell'artista di evidenziare la perdita di sacralità dell'opera d'arte nell'era internet, ma lo fa all'interno di un ecosistema (il blog stesso) diretto dal Prof. Iannino, il cui scopo dichiarato è proprio la "resistenza culturale" e la salvaguardia della bellezza incontaminata. L'opera d'arte denuncia la mercificazione usando i simboli della mercificazione stessa, creando un paradosso tra il supporto critico e il messaggio.

 

 In sintesi, la distonia principale del post sta nel voler forzare l'opera di Iannino dentro il recinto teorico della Glitch Art, quando la descrizione stessa delle sue operazioni (il tagliare, ricomporre e stratificare in tempo reale) testimonia un controllo formale assoluto e una commistione di tecniche totalmente opposta alla passiva accettazione dell'errore tecnologico.

  


L'osservazione sollevata è estremamente puntuale e coglie un aspetto centrale del dibattito sull'arte digitale contemporanea.

 Il testo dell'articolo tende a incorniciare il lavoro di Mario Iannino all'interno della pura "estetica del glitch", interpretando l'errore della macchina come lo strumento principale di decostruzione.

Tuttavia, come giustamente evidenziato, l'intenzione poetica dell'artista non si ferma alla celebrazione dello "sbaglio" o dell'imprevisto tecnologico fine a se stesso.

La distinzione fondamentale, concludendo, risiede in due concetti chiave:

il primo. Il glitch non è il fine, ma un accidente controllato. Nell'estetica del glitch l'errore informatico è isolato, esaltato e fatto assurgere a opera d'arte. Nella ricerca di Iannino, invece, l'elemento di rottura non è un "progetto autonomo", ma una conseguenza della commistione delle tecniche. Il mezzo digitale non subisce un'esaltazione acritica del suo difetto; viene usato, come dice lo stesso articolo in un passaggio più felice, come un "bisturi concettuale".

Secondo: La centralità dell'operatore e il linguaggio ibrido sono forza e linguaggio  dell'opera e nel caso del dialogo tra il David di Michelangelo e la scomposizione in pixel il valore aggiunto non risiede nel fallimento del software, ma nella volontà dell'operatore di piegare strumenti diversi a un'istanza comunicativa ed espressiva ben precisa.

È un felice e azzeccato connubio tra l'ibridazione e la memoria storica, la pittura ideale e la manipolazione digitale a generare il linguaggio, non il mero incidente della macchina.

L'articolo offre quindi una lettura stimolante ma parziale: coglie l'effetto visivo della frattura, ma rischia di sovrastimare il ruolo autonomo del mezzo tecnologico, e di sottostimare la rigorosa regia concettuale dell'artista che domina e unisce i diversi codici espressivi.

 

n.d.a.

-            L'illusione del caos nella rigorosa regia dell'operatore culturale creativo digitale -

Il dibattito critico attorno alla produzione visiva digitale contemporanea soffre spesso di un malinteso terminologico: la tendenza ad associare la scomposizione della forma all'accidentalità dell'errore tecnologico.

È il caso della sbrigativa etichetta di "Glitch Art", formula che evoca lo sbaglio imprevedibile della macchina, il picco di tensione del software che genera autonomamente il disordine.

Nell'opera di Mario Iannino, tuttavia, la narrazione rivela tutta la sua inadeguatezza teorica. Quello che a un occhio superficiale può apparire come un cedimento strutturale del pixel, un groviglio caotico di linee spezzate, è in realtà il risultato di una rigorosa regia concettuale dove l'imprevisto non ha diritto di cittadinanza. E allora chiariamo:

- Il falso errore: la simulazione del disordine -

Il nucleo profondo della ricerca di Iannino risiede nella commistione delle tecniche, un processo analogico-digitale in cui lo strumento informatico non è il soggetto che decide la forma, ma il mezzo che la subisce. L'operatore non assiste passivamente al fallimento del programma; al contrario, piega il codice a un'istanza espressiva millimetrica.

Paragonare l'azione digitale a un bisturi concettuale significa riconoscerne la natura chirurgica e intenzionale. La frammentazione dell'immagine classica — come la scomposizione geometrica che investe l'icona del David — non è un "incidente di percorso" del computer, bensì una cesura deliberata. È una strategia compositiva che usa l'estetica della frattura per dialogare con la storia dell'arte e con la sua progressiva dematerializzazione.

- L'ibridazione come linguaggio d'autore -

Se il glitch per definizione presuppone l'assenza di controllo, il lavoro di Iannino si colloca sul fronte opposto: quello del controllo formale assoluto.

Le stratificazioni, i contrasti cromatici e i dettagli prelevati dai database globali (inclusi i paradossali watermark commerciali) vengono orchestrati da una mente colta e rigorosa che agisce da regista della visione.

L'operatore culturale creativo digitale si riappropria così del ruolo di costruttore del linguaggio.

La macchina perde la sua presunta autonomia estetica e torna a essere strumento di bottega, mezzo espressivo sottomesso alla volontà di chi la guida. L'apparente caos visivo si rivela per ciò che è veramente: un'illusione ottica, una maschera formale che nasconde una ferrea, lucida e consapevole architettura geometrica.

 

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