Animalisti e non, contro
Ddl caccia: lo scontro
Gattari e canari, animalisti di ogni specie e grado. Gente che ama gli animali inquanto esseri viventi si sono indignati davanti al nuovo ddl sulla caccia.
Doppiette e ambiente.
L'evoluzione della normativa venatoria in Italia rappresenta da sempre un terreno di scontro ideologico, scientifico e sociale di primaria importanza. Il recente disegno di legge sulla caccia ha riacceso questo dibattito, catalizzando la ferma opposizione di un fronte eterogeneo che unisce associazioni ambientaliste, movimenti animalisti e la vasta comunità dei proprietari di animali domestici. Il presente saggio analizza le ragioni di questa diffusa indignazione, esaminando i nodi critici del provvedimento e l'impatto sul delicato equilibrio tra attività venatoria, tutela della biodiversità e sicurezza pubblica.
La ridefinizione dei confini spaziali e temporali della
caccia apre a moltissime riflessioni.
Il primo elemento di forte frizione riguarda l'estensione
dei calendari venatori e l'allargamento delle aree geografiche accessibili ai
cacciatori.
La deregolamentazione temporale, cioè la possibilità di
prolungare la stagione della caccia nei mesi invernali avanzati tocca da vicino
i periodi biologici più vulnerabili per la fauna, come la pre-riproduzione e la
migrazione prenuziale degli uccelli perché rischia di compromettere il tasso di
natalità delle specie, alterando i cicli naturali di ripopolamento.
L'accesso alle aree protette e l'apertura ai piani di
abbattimento e contenimento della fauna selvatica all'interno di parchi
nazionali, riserve e oasi protette scardina il principio stesso di "zona
di rifugio". Disattendendo alla nature di queste aree, istituite, appunto,
per preservare la biodiversità e consentire la sopravvivenza delle specie
minacciate, rischiano di trasformarsi in teatri di operazioni venatorie,
vanificando decenni di politiche di conservazione.
L'indignazione popolare non affonda le radici esclusivamente nell'empatia verso gli animali selvatici, ma risponde anche a una crescente richiesta di sicurezza da parte della società civile.
La proposta di
contrarre le distanze minime di sicurezza dalle abitazioni private, dalle
strade carrabili e dai sentieri escursionistici desta forte preoccupazione in
quanti vivono nelle aree rurali o periurbane che percepiscono la riforma come
una violazione della propria incolumità e della libertà di fruizione della
natura.
Non da meno, il ruolo dei proprietari di animali domestici,
ovvero tutti i cittadini che condividono la propria vita con cani e gatti
avvertono la presenza dei cacciatori a ridosso delle proprietà private come una
minaccia diretta.
Il rischio di colpi vaganti o di esche tossiche genera un clima di costante tensione per chi frequenta boschi e campagne con i propri animali da compagnia.
Senza sottacere l’emergenza ecologica e l’impatto delle
munizioni al piombo, capitolo centrale della critica scientifica e
ambientalista riguarda l'utilizzo dei materiali da sparo, con particolare
riferimento alle munizioni contenenti piombo.
Nonché la tossicità diffusa per il mancato recepimento di
restrizioni totali e severe sull'uso del piombo perpetua il fenomeno del
saturnismo. I pallini di piombo dispersi nell'ambiente avvelenano i terreni e
gli specchi d'acqua.
E, il bioaccumulo nella catena alimentare, degli uccelli acquatici e dei piccoli mammiferi che ingeriscono accidentalmente questi frammenti metallici. Di conseguenza, i grandi predatori e i rapaci subiscono gli effetti di un avvelenamento indiretto e letale, minacciando specie al vertice della piramide ecologica.
L'aspetto più controverso dal punto di vista legislativo
riguarda la rimodulazione del sistema sanzionatorio per le infrazioni commesse
durante l'esercizio della caccia.
Dalla sanzione penale
a quella amministrativa, la trasformazione di alcuni reati venatori in semplici
illeciti amministrativi è interpretata dai detrattori come una forma di
depenalizzazione strisciante.
Sostituire la rilevanza penale con una sanzione pecuniaria
indebolisce il potere deterrente dello Stato contro il bracconaggio e
l'abbattimento di specie protette.
L’ allentamento normativo pone l'Italia in potenziale contrasto con il diritto europeo.
Le direttive comunitarie "Uccelli" e "Habitat" impongono agli Stati membri standard rigorosi di tutela. Il rischio concreto è l'apertura di nuove procedure di infrazione da parte della Commissione Europea, con conseguenti sanzioni economiche a carico della collettività.
In conclusione, il ddl sulla caccia ha sollevato
un'opposizione trasversale perché tocca un nervo scoperto della sensibilità
contemporanea: il rapporto tra l'essere umano, la fauna selvatica e l'ambiente
circostante.
Quella che i
proponenti descrivono come una necessaria semplificazione normativa o uno
strumento di gestione faunistica, è percepita da un'ampia fetta dell'opinione
pubblica come un arretramento culturale e civile.
La sfida per il legislatore resta quella di trovare una
sintesi complessa, capace di garantire la sicurezza dei cittadini e la tutela
degli ecosistemi in linea con i parametri scientifici e internazionali moderni.

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