Pubbliche virtù, vizi privati
L'editoriale
mette in luce un paradosso tipico di molte opere pubbliche italiane: la
mancanza di sincronizzazione tra la realizzazione della grande infrastruttura
(la metropolitana di superficie, a cura di Ferrovie della Calabria) e le opere
di viabilità secondaria (raccordi, rotatorie e collaudi, a cura del Comune),
senza le quali l'opera principale resta un'incompiuta accessibile solo a metà.
CATANZARO: Metropolitana a metà nei quartieri Corvo/Aranceto, Dulcino/Lucrezia della Valle.
E Cemento a Giovino, CatanzaroLido . Due pesi e le troppe misure del Comune nella gestione della cosa pubblica.
La Metropolitana di Catanzaro doveva rappresentare la svolta della mobilità per i quartieri a sud, ma si sta trasformando nell'ennesimo monumento all'incompiuta a causa di raccordi stradali fantasma.
Le stazioni di Corvo-Aranceto e Dulcino sono operative sui
binari e li raccordano con la città, ma irraggiungibili in auto.
Si viaggia sul ferro ma si resta bloccati ai “Gate” sull’asfalto. Utenti e automobilisti, prigionieri di collaudi lumaca e di una programmazione urbana carente.
A che serve un'opera strategica se poi le bretelle di
collegamento scaricano le auto direttamente in snodi pericolosissimi? Al momento
sono sbarrate da pesanti blocchi in cemento. E chi intende servirsi della metro è costretto ad andare a piedi oppure fare il giro in auto fin dove la strada connette l'utenza alle stazioni ferrate.
La protesta dei residenti fotografa il paradosso di una pubblica amministrazione che non riesce a sincronizzare la grande opera con la viabilità ordinaria più basilare.
Le risposte fornite finora da Palazzo De Nobili e dagli
organi comunali non hanno ancora sbloccato la situazione, attraendo forti
critiche.
Sul Nodo Corvo-Aranceto l'immissione della bretella
del Corvo su Viale Magna Grecia è ferma perché considerata ad altissimo
rischio, tanto che due interi quartieri si sono mobilitati con una raccolta
firme spontanea.
Il Comune, che ha incassato un esposto formale per
omissione, si difende scaricando parte dei ritardi sul coordinamento dei vecchi
cantieri.
Tuttavia, i raccordi di Ferrovie della Calabria sono completi da quasi un anno;
la costruzione della rotatoria è un'incombenza di stretta competenza comunale che non è stata inserita a tempo debito nel piano delle opere pubbliche principali.
Nel frattempo, il Nodo Dulcino si sviluppa tra Tavoli
tecnici ma nessun collaudo rapido.
Nonostante l'apertura di un tavolo con Ferrovie della
Calabria e AMC, le risposte operative latitano.
Il Comune non ha impresso l'accelerazione necessaria per
sbloccare i collaudi delle barriere e la messa in sicurezza del tracciato
stradale vicino all'alveo della Fiumarella, prolungando la chiusura della
bretella.
Al momento, l'unico vero sforzo è arrivato dal gestore del
trasporto su ferro, che ha dovuto sopperire ai blocchi stradali potenziando le
corse automobilistiche sostitutive e prolungando i treni serali. Una pezza
temporanea che non cancella l'immobilismo del Comune.
Alla luce dei fatti, considerare che, l'amministrazione comunale abbia usato due pesi e tante misure per altri siti meno urgenti, è più che leggittimo! Se rinvanghiamo la vicenda "Giovino", che, tra l'altro, ha raccolto forti mugugni per la piega presa, l'atteggiamento è stato diametralmente opposto, consentendo ai privati di cementificare il campetto storico nella pineta marinara.
Da un lato, nei quartieri sud, si assiste a una burocrazia
paralizzante e a un'inerzia ingiustificabile che nega servizi essenziali e
sicurezza a migliaia di cittadini in nome di tecnicismi e scuse operative.
Dall'altro, nella zona marina, si riscontra una sorprendente solerzia e flessibilità nel concedere permessi e sacrificare spazi di socialità e aree verdi storiche a vantaggio del mattone privato.
Un contrasto stridente che lascia la cittadinanza prigioniera delle auto al sud e privata del proprio territorio a mare.
E pensare che avrebbe dovuto “cambiare il vento” con l'amministrazione "Fiorita". Il riferimento allo slogan politico e alla lista Cambiavento che ha accompagnato l'attuale corso amministrativo non è affatto casuale.
Quella promessa di profonda discontinuità rispetto al
passato, sbandierata nei programmi elettorali per riagganciare le periferie al
cuore della città, sembra essersi spenta proprio sul più bello.
Se la "rivoluzione gentile" si traduce nella
solita burocrazia immobile per i servizi pubblici essenziali e in una scattante
efficienza quando c'è da spianare la strada al cemento dei privati, allora il
vento non è cambiato. Ha solo girato per l'ennesima volta le spalle ai bisogni
reali dei cittadini di Catanzaro.

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