Oltre l'estetica, il fumo e la sostanza
Vuole fare la modella.
E che maniere ce l’hanno
tutti con me perché sono sporco e nero…
Così lamentava Calimero nella animazione di qualche decennio addietro. La pubblicità ha saputo mettere su una striscia elementare e semplice dal punto di vista grafico e comunicativo che è rimasta indelebile nella testa dei ragazzini di ieri oggi uomini e donne mature.
Peccato che la striscia animata sia rimasta in tv solo pochi decenni ed è andata
in pensione insieme a “carosello”. Altro format cult degli anni in bianco e
nero.
Adesso il brutto anatroccolo veste i colori pastello dei rinomati “vestitori” moderni. Quelli che adoperano la branca della scienza che abbina il look alla carnagione della persona.
La mannequin nostrana per eccellenza, quella che ci
rappresenta tutti indistintamente anche se non è stata voluta da una certa
parte ma che secondo la cultura democratica la designa ed eleva a “capo” del
sistema, ha fatto il salto della quaglia, come si suol dire in gergo.
Il brutto anatroccolo, calimero, si è trasformato in principessa sul poisello. Pardon, paesello, cosa avevate capito.
Sempre attenta, se non lei il suo staff all’immagine, veste
panni adatti e un trucco accurato evidenzia gli occhi verdi dell’amore. Mani curate.
Capelli in ordine e apposto.
Beh, se il Bel Paese non soffrisse per la realtà cui la maggior parte dei cittadini siamo costretti a subire, vedi carovita, carrello della spesa, carburanti, forniture e bollette domestiche esose e a strozzo per le spese che le appesantiscono, ecco, se non fosse per tutte questi lacci e lacciuoli, sarebbe davvero una buona carta da spendere sul piano mondiale!
Altro che B.B. ch’è diventata una icona!
È un testo ricco di metafore e ironia che utilizza la figura
iconica di Calimero (il pulcino piccolo e nero di Carosello) per tracciare un
parallelo con una figura politica femminile di vertice nell'Italia di oggi,
descritta ironicamente come la "mannequin nostrana per eccellenza".
L'autore traccia una satira pungente che si sviluppa su alcuni
livelli principali che partono dall'analogia al restyling d'immagine e proseguono.
Il testo paragona gli esordi o la percezione della protagonista a quella di un "brutto anatroccolo" o di un Calimero che, nel tempo, ha fatto il "salto della quaglia" trasformandosi in una "principessa".
È sottolineata la grandissima attenzione (sua o del suo
staff) per l'estetica, il look, i colori adatti alla carnagione (con un chiaro
riferimento all'armocromia e alla cura dell'immagine pubblica), i capelli in
ordine e il trucco studiato per valorizzare gli occhi verdi. Per la
legittimazione politica.
È definita come colei che "ci rappresenta tutti
indistintamente", elevata a "capo" del sistema secondo le regole
democratiche, nonostante una parte sociale non l'abbia voluta.
Il contrasto con la realtà sociale, il fulcro della critica
sta nel contrasto stridente tra questa impeccabile facciata
istituzionale/estetica ("una buona carta da spendere sul piano
mondiale") e le dure difficoltà quotidiane dei cittadini del "Bel
Paese", schiacciati dal carovita, dai rincari del carrello della spesa,
dai costi dei carburanti e dalle bollette domestiche esose.
