Tre Castagne
Ajia lu cui. 50 centesimi!?
Tre castagne.
Nelle bancarelle improvvisate, per strada, si vedono le
prime castagne.
Sono grosse. Lucide. Invitanti. La signora si avvicina e
chiede: a quanto le castagne?
Cinque, dice il venditore ambulante alzando la mano con le
dita aperte. Cinque euro al chilo…
Aja lu cui. Esclama in dialetto l’anziana signora. È una donna distinta, agghindata con vestiti retrò. Elegante a modo suo. Con un filo di rossetto sulle labbra rinsecchite. Le guance rosee e i capelli di un biondo platano innaturale. Non è manifattura da parrucchiere. Si vede lontano un miglio.
Li vorrei assaggiare. Dice con garbo al venditore. Ma sono
proibitivi per la mia pensioncina. Ne sceglie tre. Li soppesa nelle mani
scarnite e li porge al fruttarolo. Tanto per assaggiarle, veda un po’ quanto
pesano queste tre. Tanto sono enormi. Ma queste non sono nostrane, vero? Da dove
provengono?
No signora sono nostrane, solo che sono innestate a marroni.
Quelle originali non reggevano alla mosca. Sono 105 grammi. 50centesimi… Va
bene ne può aggiungere un’altra, almeno?
Signora non è che sto qua per passare il tempo. Sapete quanto mi costa mantenere il castagneto? E quanto è arrivata la benzina agricola? Comunque tenete…
Il venditore afferra un'altra castagna dal mucchio lucido e
la getta nel sacchetto con un gesto secco, più per sbrigarsi che per
generosità. Il rumore del guscio che batte contro gli altri è l'unico suono che
spezza il brusio della strada.
L'anziana signora fruga nella borsetta di finta pelle
logora, apre un borsellino con la chiusura a scatto e tira fuori, a una a una,
le monete da dieci e venti centesimi, contandole con precisione cerimoniale.
Consegna i cinquanta centesimi nelle mani callose dell'ambulante, prende il suo
prezioso cartoccio e si allontana a piccoli passi, fiera nella sua eleganza
d'altri tempi, fiera di quel piccolo lusso che si è concessa per la serata.
Il venditore segue con lo sguardo la silhouette minuta della
signora che si allontana tra la folla del marciapiede, poi sputa per terra e si
gira verso il collega della bancarella di fronte, che vende agrumi e verdure di
stagione.
«Ce ne fosse uno che non si lamenta del prezzo», esclama, passandosi una mano ruvida sulla fronte sudata. «"Aja lu cui", dice quella. Ma quale "cui"! La gente pensa che le castagne cadano dal cielo direttamente dentro i sacchetti. Non sanno cosa significa stare piegati in due per ore sotto i rami, a spaccarsi la schiena per raccoglierle».
Il collega, appoggiato a una cassetta di legno, annuisce
stringendo le spalle dentro la giacca pesante. «Lascia stare, compare. Ormai la
gente calcola pure il singolo centesimo. Ma pure noi, tra un po', dovremo
pagare per respirare».
«Ma quale lasciare stare!» continua il castagnaro,
incrociando le braccia sul petto. «Tra la mosca cinese che ha devastato i
vecchi alberi, il costo degli innesti, e il gasolio agricolo che è diventato un
bene di lusso, io quest'anno non so se ci rientro delle spese. E quella vuole
la quarta castagna in regalo. Se regalo quattro castagne a ogni cristiano che
passa, a fine giornata ai miei figli cosa porto da mangiare? I gusci?»
Sbuffa, sistemando con un colpo di paletta il cumulo di
frutti lucidi per renderlo ancora più invitante, mentre l'odore acre del
fogliame umido e della strada si mescola alla prima aria fredda della sera.
Un passo deciso e pesante fa scricchiolare una foglia secca
sul marciapiede, interrompendo bruscamente lo sfogo del castagnaro.
«Me ne dia due chili, di quelli belli grandi», dice una voce profonda e squillante.
A parlare è un uomo di mezza età, vigoroso, con una giacca a
vento aperta e le mani infilate nelle tasche dei jeans. Ha l'aria di chi non ha
tempo da perdere, ma anche di chi sa godersi i piaceri della tavola. Guarda il
cumulo lucido sul banco con gli occhi che gli brillano. «Domenica ho tutta la
famiglia a pranzo, facciamo la prima brace della stagione. E queste mi sembrano
perfette».
Il venditore cambia espressione in un lampo. Il cipiglio
scontroso sparisce, sostituito dal sorriso consumato del commerciante esperto.
«I migliori della zona, capo! Guardi qua che roba», risponde, afferrando una
paletta di metallo e facendola affondare nel mucchio con un suono pieno e
rassicurante. «Questi aprono che è una meraviglia sulla brace, la buccia viene
via da sola».
Mentre riempie un grosso sacchetto di carta marrone, il
collega della bancarella accanto lo fissa con un'occhiata d'intesa, accennando
un sorriso ironico sotto i baffi. Dieci euro tondi tondi stanno per entrare
nella cassetta del castagnaro, cancellando in un secondo l'amarezza per i cinquanta
centesimi dell'anziana signora.
Il sacchetto di carta è quasi pieno e la bilancia segna quasi due chili quando, dall'angolo della strada, spunta una sagoma in divisa scura. È il vigile urbano, che avanza a passo lento e cadenzato, con il taccuino delle multe che fa capolino dalla tasca della giacca.
L'atmosfera sulla via cambia in un istante. Il collega del
banco degli agrumi lancia un fischio strozzato e, con una rapidità
insospettabile per la sua stazza, inizia a tirare dentro le cassette che
sporgevano troppo sul marciapiede.
Il castagnaro si blocca con la paletta a mezz'aria. Il
sorriso commerciale gli si gela sul volto. «Porco cane, la municipale»,
sussurra a denti stretti, lanciando un'occhiata terrorizzata al collega. La
licenza per l'ambulante è sempre sul filo del rasoio, e bastano pochi
centimetri fuori posto o un controllo sui permessi stagionali per rovinargli il
guadagno di un mese intero.
Il nuovo cliente, avvertendo la tensione, guarda prima il
venditore e poi il vigile che si fa sempre più vicino. «Allora, capo, facciamo
questi due chili prima che ci sequestrino pure le castagne?», dice ironico, ma
tenendo la voce bassa. Con un tempismo perfetto, tira fuori una banconota da
dieci euro e la tiene stretta tra le dita, ben visibile sul bancone.
Il vigile si ferma a pochi metri di distanza, lo sguardo severo nascosto dietro la visiera del berretto, gli occhi fissi sulla bilancia e sulla posizione delle bancarelle.
Mentre in strada si consuma il piccolo dramma quotidiano di
sguardi e divise, la signora guadagna la quiete della sua casa. La porta si
chiude alle spalle, lasciando fuori il rumore del traffico e i lamenti del
mercato.
La stanza odora di pulito e di vecchi mobili di legno.
L'anziana signora posa la borsa sul tavolo di formica e sfila con delicatezza
le quattro castagne dal sacchetto di carta. Quella che il venditore ha gettato
dentro per ultima, quasi per dispetto, diventa la prima.
Ne sbuccia una e l'assapora cruda, spezzando il guscio con
un coltellino dal manico consumato. La carne scricchiola sotto i denti,
rilasciando quel sapore dolce, un po' allappante, tipico del frutto fresco e
della terra umida. Un sapore antico, che sa di infanzia.
Sorride da sola, pulendosi l'angolo della bocca con il
polpastrello macchiato di rossetto. Poi, con gesti lenti e precisi, tre le
depone in un piatto nell'attesa d'abbrustolirle e accompagnarle con un dito di
rosso sfuso che tiene nella bottiglia di vetro scuro in frigo. Stasera la
sua pensioncina le basta, e quel piccolo lusso strappato alla strada ha un
sapore decisamente più dolce.

