SOS Emergenza
Siamo alla resa dei conti!
Dobbiamo guardarci in faccia e dire la verità. La realtà lo impone. Se continua la guerra in Iran per l’economia occidentale energivora non c’è futuro.
Il presente è questa landa desolata rabbiosa. E non è una questione di destra sinistra. Nessuno in questo momento può fare qualcosa>!
Tornare all’aratro trainato dai buoi è anacronistico per una serie di ovvi motivi. Anche eliminare il trasporto su gomma lo è.
È bastato lasciare mano libera a dei folli per cadere nel medioevo tecnologico.
Intanto la disperazione monta tra le famiglie che sono scese
in strada costretti a rivendicare il sudatissimo pezzo di pane. Hanno perso la
dignità e nel pietire in ginocchio quanto è necessario per poter continuare a
lavorare dignitosamente la terra le cause della regressione non sono state
rimosse.
Assistiamo al solito balletto. Gli uomini e le donne preposte continuano a raccontare fandonie arrampicandosi sugli specchi vedono solo il proprio ego ma non le esigenze di chi dovrebbero essere tutelati dalle decisioni di un governo iniquo che legifera punendo chi dissente e quei tanti ragazzini sbandati che commettono azioni stupide.
Già, legiferare non costa niente! Solo qualche ora di
riunione solenne. Pensare è una attività non affine a certe teste.
Ho visto la disperazione tra i manifestanti prostrati a
chiedere in lacrime, rabbia impotente, ma determinati il proprio diritto al
lavoro.
Intanto gli scaffali rimangono vuoti. E si svuotano ogni giorno di più.
Siamo in mano a degli incompetenti! Sì incompetenti presuntuosi. Perché fare politica di governo è ben altra cosa!
La Terra trema, i Palazzi dormono: la Resa dei Conti di un’Occidente al Bivio
Siamo arrivati alla resa dei conti.
È il momento di guardarci in faccia, di spogliarci delle retoriche di circostanza e di pronunciare, finalmente, la verità.
Non ce lo chiede una fazione politica, non ce lo impone un’ideologia: ce lo impone la realtà, brutale e inequivocabile.
Se il conflitto in Iran continuerà a bruciare, per l’economia occidentale — un gigante dai piedi d'argilla, strutturalmente energivoro e dipendente — semplicemente non c’è futuro.
Il presente che viviamo non è quello promesso dai manifesti elettorali; è una landa desolata e rabbiosa. E chi si ostina a ridurre tutto al solito, logoro scontro tra destra e sinistra dimostra solo di non aver capito nulla.
La verità è più drammatica: in questo preciso momento, nessuno nei posti che contano sembra avere la minima idea di cosa fare, o la forza per farlo.
Nessuno invoca un ritorno anacronistico all’aratro trainato
dai buoi, né si pensa di poter cancellare con un colpo di spugna il trasporto
su gomma; sappiamo bene che l'infrastruttura moderna non può prescindere dalla
tecnologia. Ma è bastato lasciare mano libera alla follia geopolitica per
rischiare di farci sprofondare in un vero e proprio medioevo tecnologico, dove
le conquiste di secoli svaniscono sotto i colpi dell'incertezza.
Intanto, la disperazione monta.
Non è una statistica da talk-show, ma la realtà delle famiglie scese in strada, costrette a rivendicare quel pezzo di pane sudato che un tempo era una certezza e oggi è un lusso.
C'è qualcosa di profondamente ingiusto nel vedere lavoratori, che hanno sempre vissuto della propria fatica, costretti quasi a pietire in ginocchio ciò che è semplicemente necessario per continuare a lavorare dignitosamente la propria terra.
Le piazze urlano una rabbia impotente ma determinata, eppure le cause profonde di questa regressione rimangono lì, intatte, ignorate da chi di dovere.
Assistiamo al solito, deprimente balletto.
Gli uomini e le donne delle istituzioni continuano a raccontare fandonie, arrampicandosi sugli specchi di una propaganda sterile. Vedono solo il proprio ego, le proprie poltrone, ma sono completamente ciechi di fronte alle esigenze di chi dovrebbe essere tutelato.
Ci troviamo davanti a un governo che legifera punendo il dissenso o accanendosi su ragazzini sbandati che commettono azioni stupide, quasi a voler dimostrare una forza che nei fatti non ha.
Già, perché legiferare non costa niente: basta qualche ora di riunione solenne, un comunicato stampa e il teatro è servito. Pensare, analizzare, pianificare, sono attività che evidentemente non si addicono a certe teste.
Mentre la politica si autocelebra, la realtà fuori dai
palazzi è fatta di lacrime, di scaffali dei supermercati che si svuotano ogni
giorno di più, di una catena distributiva che si inceppa. La sensazione
diffusa, e purtroppo giustificata dai fatti, è quella di essere in mano a degli
incompetenti presuntuosi. Perché fare politica di governo, quella vera,
significa guidare un Paese nella tempesta, non lasciarlo andare alla deriva
pretendendo pure di avere ragione.
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