Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Vecchi, anzi nuovi passi su corso Mazzini

 OGGI C’È UN BEL CIELO CELESTE E UN VENTO BUONO. 

L’ISOLA 22 SUL CORSO È I NUOVI PASSI DEI CATANZARESI SULLA BELLA VIA


Oggi è una bella giornata. A Catanzaro. Anche nella sua parte alta, dove abito. C’è il sole. Il cielo è terso, di un celeste brillante, illuminato dalla luce che il sole gli dona.


Non c’è vento. Nella nostra città, quella delle tre V, da molti anni sembra essersi stancato di soffiare forte, come storicamente ha sempre fatto. Magari si è stancato anche lui di sentirci brontolare continuamente, persino quando si muove. «On simu mai cuntenti». E se è forte, e se è leggero, e se è di scirocco, che rende umida l’aria come le vesti e la pelle, non siamo mai contenti.


Oggi, invece, si avverte appena una brezza leggera, che rinnova l’aria, fa respirare meglio i polmoni e ci consente di camminare piacevolmente, senza fatica, per le vie della città.


È bello davvero questo tempo, che non è ancora estate e non è più inverno: è una primavera che sembra essersi fermata sulla bella Catanzaro.


E poi c’è il cielo. Questo cielo di oggi, con i suoi colori che scenderanno lievi sulla sera senza perdere la loro bellezza. Nemmeno quando la luna, ancora a metà, si farà vedere con maggiore chiarezza, mentre la luce del giorno lentamente lascerà spazio alla notte. Una notte che, qui, non è mai del tutto buia.


Devo sbrigare qualche faccenda e fare un po’ di spesa. Mi incammino, come sempre, lungo il Corso storico. Oggi non sono costretto, dal mio abbigliamento casual e sportivo, a scegliere le vie interne: quei vicoli bellissimi e quelle strade parallele che, purtroppo, non sempre hanno la stessa bellezza.


«Nel mezzo del cammin…», scendendo lungo il Corso, incontro una bella signora, una donna di grande valore intellettuale e una giornalista affermata, altrettanto autorevole nella sua professione. Siamo amici da trent’anni. Io, di certo, mi considero suo amico.


Con il suo sorriso ironico e quella battuta breve, insinuante e piccante che le è propria, mi dice:


«Franco, finalmente ti si vede! Non hai detto nulla, tu che scrivi ogni giorno anche di tanti altri temi, oltre che della nostra città, su questa bella realtà dell’Isola 22?».


Eravamo appena fuori da quello spazio. Poi aggiunge:


«Dai, entraci e dimmi che cosa ne pensi. Vedrai, sarà bellissimo. E poi, sia tu sia io abbiamo sempre proposto e sollecitato la sua apertura».


È vero. Le ricordo, e lei lo conferma, che la chiusura al traffico di gran parte di Corso Mazzini e quella della bellissima via che si affaccia su Bellavista erano già presenti nel mio programma da candidato sindaco. Sono passati vent’anni.


Ho mantenuto questa posizione anche quando ho sostenuto la candidatura di altri alla guida della città. In particolare, quella dell’ultima persona candidata che ho fortemente voluto sostenere.


«Allora, perché sei perplesso, pensieroso e silenzioso?», mi incalza.


Le rispondo:


«Le cose si fanno all’interno di una visione della città. Occorre un’idea di città che le comprenda, le valorizzi e dia loro una finalità. Soprattutto quando si tratta di interventi semplici e fattibili, come questo.


Che si chiami isola o che si scelga un nome diverso, più poetico o filosofico, si tratta pur sempre di un’idea antica: chiudere al traffico automobilistico un tratto di strada per aprirlo alle persone, alle famiglie, ai bambini e agli anziani.


Liberare le gambe, a beneficio della salute delle persone e dell’ambiente, e spostare il traffico automobilistico su altre tre vie, dove le automobili possano circolare senza arrecare danni e, anzi, contribuendo a rendere più funzionale la mobilità cittadina.


Il bene complessivo della città deve essere il nostro obiettivo. Perché non dobbiamo dimenticarlo: Catanzaro appartiene a tutti i catanzaresi e a tutti coloro che vi arrivano per qualsiasi esigenza. Per lavoro, per ragioni commerciali, per piacere o per turismo, anche culturale.


Quanto a chi ha temuto, sinceramente o strumentalmente, di vedere il Corso vuoto dopo la chiusura al traffico, e quanto ai commercianti che, lungo la strada, hanno manifestato preoccupazione per il rischio di minori vendite, ho sempre sostenuto una cosa: bisogna dare tempo alle novità di essere conosciute, comprese e apprezzate, affinché le persone possano abituarsi a viverle.


Il commercio è spesso più fiorente nelle strade, nei vicoli e nelle piazze in cui la gente può camminare tranquillamente, entrare nei negozi e fermarsi per tutto il tempo che desidera, anche grazie alla cortesia dei titolari e dei commessi.


E Catanzaro, di vicoli bellissimi, ne possiede tanti. Si sviluppano come arterie a ridosso del Corso, per poi sfociare su di esso o collegarsi alle sue strade principali.


Chi avrà a disposizione questi spazi e scenderà lungo il Corso potrà essere invogliato a comprare. E l’economia, soprattutto quella più importante per la vita quotidiana, la piccola economia familiare, potrà mettere in circolo una ricchezza diffusa, capace di giovare a tutti.


E poi, vuoi mettere il piacere di una passeggiata tranquilla lungo un Corso costeggiato da antichi palazzi bellissimi e da chiese ancora più belle?


Vuoi mettere il gusto di una conversazione senza essere costretti ad alzare la voce, senza doverci spostare continuamente e fare lo slalom tra le automobili e il rumore assordante dei motori?


Vuoi mettere la possibilità, per gli amici di una certa età, di camminare senza il timore di cadere e di parlare a bassa voce, riuscendo a sentirsi chiaramente, anche quando l’udito, con gli anni, si indebolisce?


Vuoi mettere una famiglia che passeggia con i propri figli piccoli, liberi di muoversi senza che i genitori debbano temere di perderli di vista o che possano essere travolti da un’automobile?


E vuoi mettere, ma davvero vuoi mettere, una delle cose più belle che possano accadere in una città: vedere ragazzi, adulti e anziani innamorati camminare nelle diverse direzioni, magari mano nella mano, guardandosi negli occhi di tanto in tanto e parlandosi d’amore?


Vuoi mettere tutto questo? È così che si comprende quanto possa essere bella una città a misura d’uomo. Una città che lascia scorrere lentamente le ore e i giorni, al ritmo di pensieri buoni e sentimenti bellissimi.


È la Catanzaro di un tempo, che potrebbe tornare a vivere anche dentro questa modernità incerta. Certamente, non soltanto attraverso un’iniziativa come questa, non soltanto in questo spazio e non soltanto chiudendo al traffico un tratto di strada. Ma tutto questo può avviare e rafforzare un processo più ampio: quello della riappropriazione della città antica da parte dei suoi abitanti.


Aggiungo una considerazione che, per troppo tempo, si è fatto finta di non conoscere o che, forse per ignoranza, non si è voluto comprendere.


Quando la città chiama, i catanzaresi rispondono.


La cosa importante è che, da oggi in poi, la città non chiami soltanto per le imprese della squadra di calcio o per le diverse feste gastronomiche, rosse e piccanti che siano. Deve chiamare anche attraverso mille iniziative capaci di dare forza alla creatività dei catanzaresi: quelli che sono rimasti, quelli che sono tornati e quelli che desiderano avvicinarsi nuovamente alla città.


Occorre dare spazio a tutte quelle attività che valorizzino le nostre antiche tradizioni, i fatti più importanti della storia catanzarese e le tante forme attraverso le quali la cultura si è affermata in passato e può tornare a esprimersi, in forme nuove, nella modernità.


Detto questo, rivolgo un sincero apprezzamento a quanti, nell’Amministrazione comunale, si sono attivati per rendere possibile questa apertura di uno spazio nuovo attraverso la chiusura al traffico di una strada. Un apprezzamento che rivolgo al sindaco, sempre in prima linea, e alla consigliera Palaia.


Ma perché, mi domando, non farlo prima?


Nella vita il tempo conta. E, per quanto riguarda la vita umana, il tempo è unico e indivisibile. Non è il tempo che sembrano concepire le persone che ricoprono incarichi di potere. Non esiste un tempo della politica che possa essere dilatato arbitrariamente e un tempo dei cittadini che possa essere soffocato dalla pressione, anche cronologica, dei loro bisogni.


Bisogna, inoltre, cambiare la percezione che i cittadini hanno della politica. È una preoccupazione che sembra accomunare molti politici, da Roma a Milano, fino a Reggio Calabria.


Il problema, però, non si risolve con le parole. Una politica che, al posto delle idee e del confronto ragionato su di esse, utilizza la propaganda più accesa e il personalismo più insistente finisce per allontanarsi dalla propria funzione.


Al posto dei fatti, si finisce per friggere l’aria, attraverso la rappresentazione del nulla venduto come fumo.


Ecco perché la responsabilità deve tornare anche ai cittadini. A cittadini maturi e coscienziosi, capaci di non esaltare automaticamente le opere realizzate con molto ritardo rispetto al tempo strettamente necessario per portarle a compimento.


«È sempre bonu chidru chi t’arriva, si t’abbisogna», diceva mio padre.


È vero: è sempre benvenuto ciò di cui avevamo bisogno. Ma il ritardo con cui la politica realizza le opere promesse e necessarie, così come il valore delle opere stesse, non può essere considerato un semplice errore di chi stampa il calendario che poi appendiamo in cucina.


Il tempo perduto dai cittadini non è un dettaglio. E non può essere cancellato dalla soddisfazione per un risultato finalmente raggiunto.


E adesso andiamo tutti all’Isola 22, ad apprezzare Carpe Wine, una bella manifestazione dedicata ad alcuni vini, ai liquori e all’olio prodotti da importanti aziende calabresi.


Sarà davvero bella questa articolata degustazione, «al tenue lume dei lampioni e della luna», mentre il cuore si lascia accompagnare dalla bellezza di una giornata che volge alla notte, sotto il cielo limpido di Catanzaro.


Una giornata di Catanzaro, la città bella.


Bella davvero.


Franco Cimino

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