Il cammino di un Pastore
Il post del blog "a ore 12" "Una rosa antica" è un omaggio a Monsignor Antonio Cantisani nel centenario della nascita.
Unendo il testo di Cimino e la visualizzazione digitale di Iannino. L'articolo si inserisce nell'attività dello spazio culturale dedicato alla memoria storica, alla cultura e all'arte in Calabria. Per consultare la pubblicazione originale, visitate aore12.blogspot.com.
Il cammino di un pastore: Antonio Cantisani tra storia, fede e riscatto sociale nel Mezzogiorno
La memoria storica non è un esercizio di nostalgia, ma un filo invisibile che unisce il passato al presente.
L'omaggio artistico e letterario "Una rosa antica", nato dalla sensibilità del testo di Cimino e dalla moderna espressione della visualizzazione digitale di Iannino sulle pagine di a ore 12 apre una preziosa finestra sul Novecento meridionale.
Celebrando il centenario della nascita di Monsignor Antonio Cantisani, ci si ritrova a sfogliare le pagine della vita di un uomo che ha saputo essere, contemporaneamente, fine intellettuale, storico rigoroso e instancabile pastore sociale.
Tutto ha inizio tra le montagne della Basilicata, a Lauria, dove Cantisani nasce il 2 novembre 1926.
Negli anni difficili e dolorosi della seconda guerra mondiale matura la sua vocazione, che lo porta all'ordinazione sacerdotale nel 1949.
È in questo periodo che si consolida la sua profonda cultura
umanistica.
Nei seminari, dove insegna lettere, latino e greco,
Cantisani non trasmette solo nozioni, ma coltiva una vera e propria passione
per la ricerca storica e filologica.
Questa dedizione si tradurrà, negli anni della maturità, in un'impresa culturale straordinaria: la monumentale traduzione e cura del Commento ai Salmi di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, un'opera che ha restituito al panorama internazionale la grandezza spirituale e politica del celebre letterato.
Nel 1971, Papa Paolo VI intuisce le doti umane e
teologiche del giovane sacerdote e lo nomina Arcivescovo di Rossano.
Comincia così un lungo legame con la terra di Calabria,
un territorio ricco di fede ma profondamente segnato da ferite sociali e
storiche.
Nel 1980, Giovanni Paolo II lo chiama a guidare le
comunità di Catanzaro e Squillace.
Non si tratta di un compito semplice: Cantisani si trova a
gestire la complessa transizione dettata dal riassetto delle diocesi italiane
voluto dalla Santa Sede.
Con pazienza e lungimiranza, guida il processo che
nel 1986 porta alla nascita dell'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace,
diventandone il primo Arcivescovo Metropolita e ricomponendo antiche
frammentazioni in una nuova identità comunitaria.
Mentre il suo sguardo resta piantato nelle realtà delle
parrocchie calabresi, la sua azione pastorale assume un respiro nazionale.
Negli anni Ottanta, l'Italia sta cambiando pelle: da
terra di emigranti storici sta diventando, per la prima volta, la meta di
flussi migratori globali.
Cantisani intuisce la portata epocale del fenomeno e, tra il 1985 e il 1995, assume la guida della neonata Fondazione Migrantes della CEI.
Sotto la sua presidenza, la Chiesa italiana impara a
guardare ai migranti non come a un'emergenza da contenere, ma come a fratelli
da accogliere, tutelare e integrare.
Allo stesso tempo, sul fronte locale, affronta con coraggio
i drammi della povertà e dell'illegalità che soffocano il Mezzogiorno.
Consapevole che la criminalità si nutre del bisogno,
fonda a Catanzaro la Fondazione Antiusura "Santa Maria del Soccorso",
un presidio concreto e innovativo nato per strappare le famiglie e i piccoli
imprenditori dal ricatto degli usurai e della criminalità organizzata.
Quando si spegne il 1º luglio 2021 all'età di 94 anni,
Monsignor Cantisani lascia un'eredità che va ben oltre le strutture ecclesiali.
Il suo motto episcopale, Evangelizo vobis gaudium
magnum ("Vi annuncio una grande gioia"), ha incarnato un modo di
vivere il Vangelo che non si è mai sottratto al confronto con la polvere della
strada, con le sfide della modernità e con il bisogno di giustizia degli ultimi.
Cento anni dopo la sua nascita, la sua figura
continua a raccontare la storia di un Sud che non si arrende, ma che cerca
nella cultura e nella solidarietà le radici del proprio riscatto.
La cura del passato e il coraggio del presente: il trittico di un pastore calabrese
Per comprendere appieno la figura di Monsignor Cantisani, bisogna immaginare la sua vita come un mosaico in cui la polvere degli antichi codici medievali si mescola, senza alcuna contraddizione, con la polvere delle strade dove camminano gli ultimi della terra.
Il suo non è stato un ministero vissuto al
riparo nelle stanze della curia, ma un continuo corpo a corpo con la storia, la
cultura e le ferite concrete della società.
n L’incontro con Cassiodoro: un dialogo attraverso i secoli
Quando nel 2003 Cantisani
lascia la guida dell'arcidiocesi per raggiunti limiti di età, molti
immaginano per lui un ritiro silenzioso. Al contrario, l'anziano vescovo decide
di rimettersi sui libri, dando inizio a un'impresa filologica straordinaria che
lo terrà occupato per il resto dei suoi giorni.
Il suo obiettivo è Flavio
Magno Aurelio Cassiodoro, lo statista del VI secolo che, dopo il crollo
dell'Impero Romano, si era ritirato proprio in Calabria, a Squillace, per
fondare il monastero del Vivarium e salvare dall'oblio i testi classici latini
e greci.
Con una pazienza certosina,
Cantisani si dedica alla traduzione integrale dal latino del monumentale
Commento ai Salmi di Cassiodoro, un'opera titanica pubblicata in sei volumi
dalla casa editrice Jaca Book.
Tra le pagine di quei testi
antichi, il vescovo non cerca una sterile erudizione.
Per lui, Cassiodoro è un
compagno di viaggio e un maestro moderno: entrambi condividono la certezza che
la cultura umanistica, unita alla fede, sia l'unica vera forza capace di
ricostruire una civiltà quando tutto intorno sembra crollare.
n Sulle strade del mondo: gli anni profetici
della Fondazione Migrantes
La stessa lungimiranza lo guida alla fine degli anni Ottanta, quando la Chiesa italiana si accorge che il Paese sta vivendo una trasformazione epocale.
Nel 1987 nasce ufficialmente
la Fondazione Migrantes e Cantisani è chiamato a essere il primo presidente.
Negli archivi ecclesiali si
racconta ancora con stupore di quando, durante un'accesa assemblea dei
vescovi, molti suoi confratelli si mostravano restii a privarsi dei propri
sacerdoti per mandarli ad assistere le comunità all'estero, lamentando la
carenza di vocazioni nelle proprie parrocchie.
Cantisani prese la parola e,
ribaltando la prospettiva, spiegò con fermezza che donare un pastore a chi si
mette in viaggio non è un impoverimento, ma un arricchimento che fa respirare
la Chiesa a pieni polmoni.
Il suo non è un linguaggio
diplomatico.
Anni dopo, nel 2002,
mentre il Parlamento discute le nuove e restrittive norme sull'immigrazione
della legge Bossi-Fini, il vecchio pastore non esita a esprimersi
pubblicamente con parole durissime.
Definisce l'obbligo delle
impronte digitali per gli stranieri un "segno di discriminazione"
e critica duramente l'idea di legare il diritto di restare in Italia al solo
contratto di lavoro, ricordando a tutti che prima delle regole burocratiche c’è
la dignità inviolabile della persona e il diritto delle famiglie a stare unite.
n Il riscatto di un territorio: la lotta all'usura e alla criminalità
Mentre con la mente spazia sui
confini del mondo, i piedi di Cantisani restano saldamente piantati nella
realtà difficile della sua diocesi.
Nella Catanzaro degli anni
Novanta, la 'ndrangheta e la criminalità soffocano l'economia locale
attraverso una piaga silenziosa e devastante: l'usura.
Le famiglie in difficoltà e i
piccoli commercianti, rifiutati dalle banche, finiscono dritti nella rete
degli strozzini.
L'Arcivescovo capisce che le prediche dal pulpito e le condanne morali non bastano più; serve un'alternativa concreta.
Nasce così nel 1996 la
Fondazione Antiusura "Santa Maria del Soccorso".
Cantisani applica alla lettera il principio del facere et docere — fare e insegnare.
La fondazione non fa beneficenza
assistenziale, ma compie un gesto rivoluzionario per l'epoca: si fa garante
legale presso le banche per tutte quelle persone giudicate "non
bancabili".
Mettendo a disposizione i fondi
per coprire i rischi, la struttura guidata dall'impulso del vescovo permette a
centinaia di famiglie calabresi di rinegoziare i propri debiti e accedere al
credito pulito. È un colpo durissimo alle geometrie del potere criminale,
sferrato non con le armi, ma con la legalità, la fiducia e la solidarietà
economica.
Il viaggio nella vita di Monsignor Cantisani tocca corde profonde della nostra storia recente.
Le prese di posizione di Monsignor Cantisani non rimasero parole isolate, ma scossero nel profondo il dibattito pubblico italiano tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila, lasciando un'impronta indelebile nella legislazione e, soprattutto, nella vita reale di moltissime famiglie.
n Il coraggio nel dibattito politico: una voce fuori dal coro
In un'epoca in cui
l'immigrazione cominciava a essere cavalcata come strumento di pura
propaganda elettorale, l'allora Presidente della Fondazione Migrantes scelse la
via del pragmatismo profetico.
Le sue dure critiche alla
legge Bossi-Fini nel 2002 aprirono un varco nel mondo cattolico e civile.
Cantisani non si limitava a
difendere i diritti dei migranti per principio: dimostrava, dati alla mano,
come l'irrigidimento burocratico e la mancanza di canali d'ingresso legali
avrebbero finito per alimentare il lavoro nero e la clandestinità, spingendo
proprio le persone più vulnerabili nelle braccia della criminalità organizzata.
Le sue riflessioni spinsero ampi settori del mondo associazionistico e sindacale a fare rete, portando negli anni successivi a parziali correttivi normativi e a una maggiore attenzione verso i ricongiungimenti familiari e la tutela dei minori non accompagnati.
n La trincea contro i "cravattari":
vite strappate al racket
Sul fronte locale,
l'azione di Cantisani fu ancora più dirompente.
Nel Sud Italia, il termine
"cravattaro" evoca un cappio invisibile che si stringe lentamente
attorno al collo della vittima fino a toglierle il respiro, la dignità e i beni
di una vita.
La nascita della Fondazione Antiusura "Santa Maria del Soccorso" nel 1996 fu una dichiarazione di guerra al sistema parassitario antiusura.
Dietro i tecnicismi dei
fondi di garanzia e delle rinegoziazioni bancarie si nascondevano storie
drammatiche: piccoli commercianti catanzaresi che non potevano pagare i
fornitori, artigiani a cui la 'ndrangheta chiedeva tassi d'interesse del 100%
mensile, e padri di famiglia disperati.
L'intuizione di Cantisani di far
sedere allo stesso tavolo la Chiesa, le istituzioni e gli istituti di credito
scardinò il monopolio della paura.
Le famiglie che trovarono il
coraggio di bussare alla porta della Fondazione ricevettero non solo la
copertura economica per estinguere i debiti e ripartire con vie legali, ma
anche lo scudo umano e psicologico necessario per denunciare i propri aguzzini.
Molte attività commerciali che
oggi tengono le serrande alzate a Catanzaro e provincia devono la loro
sopravvivenza a quel patto di cittadinanza voluto dal loro Arcivescovo.
L'omaggio digitale e testuale
"Una rosa antica" — che ha ispirato questo percorso attraverso le
pagine del blog a ore 12 https://aore12.blogspot.com/2026/10/una-rosa-antica.html
— dimostra come il centenario di Antonio
Cantisani non sia solo una ricorrenza sul calendario.
