Il brutto anatroccolo e i pregiudizi invincibili
La Calabria oltre gli stereotipi.
il riscatto passa dall'autocritica della politica
Il saggio di Filippo Veltri riapre il dibattito sulle fragilità della Calabria, spingendo l'ex governatore Agazio Loiero a una riflessione approfondita sul ruolo dei leader regionali, tra le eccellenze tradite del modello Riace e il pesante fardello del commissariamento della sanità.
Il quadro della Calabria descritto dal giornalista Filippo
Veltri nel suo libro “Il brutto anatroccolo. Il caso Calabria. Tra degrado e
narrazione fasulla” non concede spazio a facili ottimismi. È un'analisi cruda,
che mette a nudo le ferite storiche di una terra segnata da un isolamento
secolare, da deficit infrastrutturali cronici e dal peso imminente
dell'autonomia differenziata. Tuttavia, la vera forza della riflessione
scaturita da questo testo risiede nel dialogo a distanza con chi quella terra
l'ha guidata in prima persona: l'ex presidente della Regione Agazio Loiero.
Dall’incontro tra l’inchiesta giornalistica e la memoria politica emerge un
focus nitido su due elementi chiave: il rigore analitico di Veltri e il
bilancio dell'azione di governo dello stesso Loiero.
n Filippo Veltri: il giornalismo d'inchiesta come specchio della realtà
Filippo Veltri, firma storica del giornalismo calabrese e
nazionale (con una lunga carriera all'ANSA, l'Unità e come editorialista per
[Il Quotidiano del Sud, si distingue da sempre per un approccio rigoroso e
documentato alle questioni meridionali.
Nel suo saggio, Veltri rifiuta categoricamente la
"narrazione fasulla" — quella retorica che oscilla pericolosamente
tra il giustificazionismo vittimistico e la censura dei problemi reali
(povertà, spopolamento, collasso dei servizi) per non intaccare l'immagine
della regione. L'autore affronta temi complessi come l'autonomia differenziata
e l'impatto dei movimenti politici del Nord con un metodo quasi scientifico,
dimostrando come certe scelte legislative rischino di tradursi in un "macigno"
definitivo per il Mezzogiorno.
n Agazio Loiero: la memoria politica, la sanità e le scommesse culturali
Dall'altra parte dello specchio si colloca Agazio Loiero,
intellettuale e politico di lungo corso, già ministro della Repubblica e
Presidente della Regione Calabria dal 2005 al 2010.
Nel commentare il testo di Veltri, Loiero non si limita alla
difesa d'ufficio del proprio operato, ma si concede un'analisi critica e
appassionata della macchina amministrativa regionale.
Loiero rivendica con orgoglio la lungimiranza politica nell'aver sostenuto l'esperimento di accoglienza di Mimmo Lucano. Quel borgo, capace di attrarre l'attenzione globale e l'apprezzamento di intellettuali come il regista Wim Wenders. Il modello Riace è citato come la prova tangibile che la Calabria sa generare modelli universali di civiltà, capaci di scardinare i "pregiudizi invincibili" del resto d'Italia.
L'ex governatore affronta il nodo più doloroso: i 16 anni di
commissariamento della sanità calabrese. Un record negativo trasversale, che ha
sottratto poteri decisionali alle istituzioni locali senza risanare i bilanci,
penalizzando drammaticamente i cittadini e acuendo la percezione di una regione
strutturalmente ingovernabile.
L'editoriale di Loiero si chiude con un interrogativo cruciale sollevato da Veltri: "Servono ancora le Regioni?". La risposta è affermativa, ma subordinata alla qualità della classe dirigente.
La figura del "buon presidente" delineata dall'ex
governatore richiede una netta inversione di tendenza rispetto alla politica
contemporanea: meno personalismi, rifiuto del narcisismo elettorale e una
rigorosa capacità di selezionare collaboratori competenti per affrontare le
emergenze.