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Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Genova. Amnesie da palco

 

Il teatro dei blocchi stagni.

Se la politica dimentica i cittadini per farsi cerimoniale

Dimenticarsi di respirare è impossibile. Eppure, a guardare lo stato attuale del dibattito pubblico in Italia, si ha l’impressione che la politica abbia perso le sue funzioni vitali primarie, sostituite da una perenne e artificiale messinscena. Oggi assistiamo alla tendenza sistematica a scindere le Istituzioni in blocchi stagni secondo logiche manichee: un dualismo esasperato tra "noi" e "loro", utile solo a polarizzare il consenso e a conservare il potere concesso dalla collettività, anziché a servire i cittadini.

Questa paralisi non risparmia nessuno. Da un lato, la maggioranza si muove su una linea speculare e rigida; dall'altro, il cosiddetto "campo largo" dell’opposizione appare privo di una reale visione alternativa. I loro enunciati sembrano ormai i fuochi residuali di un pensiero socialista spento: la sinistra moderna ha immolato la tutela dei ceti meno abbienti alle fredde logiche dell'economia e della finanza di mercato, lasciando le fasce più vulnerabili senza una vera rappresentanza. Non sorprende, allora, che l’astensionismo cresca e che la disaffezione democratica sia diventata la prima forza del Paese.

Quando le grandi visioni ideologiche svaniscono, la politica smette di occuparsi dei bisogni reali e si rifugia nel simbolo, nel dettaglio, nel protocollo. L'esempio plastico di questa deriva è il recente "caso Genova", esploso durante il Salone Nautico, dove l'esclusione della sindaca Silvia Salis dal palco per il taglio del nastro ha aperto un vero e proprio scontro interpretativo.

Da una parte, l'opposizione e l'entourage della prima cittadina leggono l'episodio come uno sgarbo meditato e un atto politico deliberato. Rompere la tradizione istituzionale che vuole il sindaco della città sul palco significa, secondo questa lettura, tentare un oscuramento mediatico. Un tentativo peraltro fallito e trasformatosi in un "boomerang" comunicativo, data la vistosa presenza della sindaca in prima fila.

Dall'altra parte, Palazzo Chigi e le istituzioni locali respingono fermamente l'ipotesi del dolo, declassando l'accaduto a un banale quanto sfortunato errore organizzativo del cerimoniale. Le scuse e la telefonata diretta della premier Giorgia Meloni alla sindaca – descritta come sorpresa e dispiaciuta – insieme alle dichiarazioni del presidente della Regione Liguria Marco Bucci, hanno cercato di derubricare il caso a una svista tecnica, estranea a qualsiasi input politico.

Al di là di come siano andate davvero le cose tra i corridoi della fiera, questo episodio dimostra quanto sia fragile l'equilibrio tra la necessaria collaborazione istituzionale e la competizione elettorale. Ma dimostra soprattutto una cosa: mentre i palazzi si accapigliano sulla centimetria delle passerelle e sulla titolarità delle poltrone, il paese reale resta a guardare, sempre più distante. Se la forma diventa l'unico terreno di scontro, significa che la sostanza è già evaporata.

 

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