Genova. Amnesie da palco
Il teatro dei blocchi stagni.
Se la politica dimentica i cittadini per farsi cerimoniale
Dimenticarsi di respirare è impossibile. Eppure, a guardare lo stato attuale del dibattito pubblico in Italia, si ha l’impressione che la politica abbia perso le sue funzioni vitali primarie, sostituite da una perenne e artificiale messinscena. Oggi assistiamo alla tendenza sistematica a scindere le Istituzioni in blocchi stagni secondo logiche manichee: un dualismo esasperato tra "noi" e "loro", utile solo a polarizzare il consenso e a conservare il potere concesso dalla collettività, anziché a servire i cittadini.
Questa paralisi non risparmia nessuno. Da un lato, la maggioranza si muove su una linea speculare e rigida; dall'altro, il cosiddetto "campo largo" dell’opposizione appare privo di una reale visione alternativa. I loro enunciati sembrano ormai i fuochi residuali di un pensiero socialista spento: la sinistra moderna ha immolato la tutela dei ceti meno abbienti alle fredde logiche dell'economia e della finanza di mercato, lasciando le fasce più vulnerabili senza una vera rappresentanza. Non sorprende, allora, che l’astensionismo cresca e che la disaffezione democratica sia diventata la prima forza del Paese.
Quando le grandi visioni ideologiche svaniscono, la politica
smette di occuparsi dei bisogni reali e si rifugia nel simbolo, nel dettaglio,
nel protocollo. L'esempio plastico di questa deriva è il recente "caso
Genova", esploso durante il Salone Nautico, dove l'esclusione della
sindaca Silvia Salis dal palco per il taglio del nastro ha aperto un vero e
proprio scontro interpretativo.
Da una parte, l'opposizione e l'entourage della prima
cittadina leggono l'episodio come uno sgarbo meditato e un atto politico
deliberato. Rompere la tradizione istituzionale che vuole il sindaco della
città sul palco significa, secondo questa lettura, tentare un oscuramento
mediatico. Un tentativo peraltro fallito e trasformatosi in un
"boomerang" comunicativo, data la vistosa presenza della sindaca in
prima fila.
Dall'altra parte, Palazzo Chigi e le istituzioni locali
respingono fermamente l'ipotesi del dolo, declassando l'accaduto a un banale
quanto sfortunato errore organizzativo del cerimoniale. Le scuse e la
telefonata diretta della premier Giorgia Meloni alla sindaca – descritta come
sorpresa e dispiaciuta – insieme alle dichiarazioni del presidente della
Regione Liguria Marco Bucci, hanno cercato di derubricare il caso a una svista
tecnica, estranea a qualsiasi input politico.